venerdì 30 aprile 2010

La balena nel sushi: storia di un contrabbando internazionale

Mi sono sempre chiesto dove andasse a finire la carne di balena pescata,dato che dicon che in Giappone non si mangia o comynque se ne consuma una piccola parte.E mi ero gia chiesto se non bastasse cacciare UNA sola balena se, il vero scopo è il loro studio.Forse ora qualche novita' c'è:


Un team di ricercatori ha analizzato il dna del pesce servito in un piatto di sashimi. Si trattava di carne di balena. Gli amanti del sushi e del sashimi sono avvertiti. Quella strisciolina di pesce crudo adagiata su un letto di ravanelli tritati o inserita dentro una pallina di riso – che più plausibilmente ci immaginiamo provenire dal tenero filetto di un salmone o di un branzino, al massimo di un tonno – potrebbe essere carne di balena.

Detta così la notizia può quasi far sorridere, come spesso lo fa l'accostare il molto grande al molto piccolo. Ma dietro di essa si delinea una storia tutt'altro che comica, di trattati internazionali violati, commerci illegali e rischi di estinzione sempre più concreti.

La notizia risale a qualche giorno fa. Un team di ricercatori dell'Oregon State University guidato dal biologo molecolare statunitense Scott Baker ha analizzato il dna del pesce servito in un piatto di sashimi del ristorante The Hump di Santa Monica, California, considerato un tempio della cucina nipponica.

A fornire il campione per le analisi è stato Louie Psihoyos, regista del documentario premio oscar The Cove, contro lo sterminio dei delfini in Giappone. Il regista, recatosi al ristorante, si è finto un comune avventore ed ha ordinato il piatto dello chef, per 600 dollari, per poi inviarlo ai ricercatori. Un esperimento simile è stato condotto a Seoul per ben due volte nello stesso ristorante.

Le analisi hanno riportato in tutti e tre i casi che si trattava di carne di balena provenienti dal Giappone. Quella del ristorante di Santa Monica apparteneva ad una Balenottera boreale; la carne acquistata al sushi-bar di Seoul – tredici porzioni in tutto – proveniva in parte da una Balenottera minore dell'Antartico, in parte da una Balenottera boreale, da una Balenottera minore del Nord-Atlantico, da una Balenottera comune e infine da un Delfino di Risso.

Si tratta di specie protette, il cui commercio internazionale è stato dichiarato illegale nel 1986 dall'International Whaling Commission. Alla base del reato sarebbe il discusso Scientific Whaling Programme, una sorta di deroga alla moratoria dell'86 che consente al Giappone di cacciare la balena per scopi esclusivamente scientifici.

Con la scusa di raccogliere informazioni sul comportamento e i numeri delle popolazioni delle balene, in Giappone si sterminano fino a 1000 balene all'anno, la cui carne è poi venduta nel mercato interno, affinché non vada sprecata. La scoperta di questo traffico internazionale rende però sempre più evidenti le vere ragioni, di carattere economico, che sottendono al programma.

Contro questo genere di commercio si sono mossi in molti per ridurre o eliminare l'anomalia giapponese – gli altri due paesi al mondo che consentono la caccia alla balena, la Russia e l'Islanda, ne fanno un uso molto più limitato. Dall'Australia è giunta la proposta di sfidare il programma scientifico e bandire definitivamente la caccia alle balene. L'attivista Peter Bethune sta scontando 15 anni in un carcere giapponese per aver ostacolato una baleniera che in seguito l'ha ripetutamente speronato.

Con la scusa di raccogliere informazioni sul comportamento e i numeri delle popolazioni delle balene, in Giappone si sterminano fino a 1000 balene all'annoMolto più controversa invece la proposta avanzata dal delegato neozelandese Geoffrey Palmer, che ha suggerito un ritorno alla caccia commerciale alle balene in cambio della diminuzione del numero complessivo di balene uccise. Tale proposta consentirebbe di proseguire la caccia ai cetacei, ma sottoporrebbe la stessa al controllo dell'IWC, sottraendolo ai vari programmi nazionali.

Di fatto però una politica del “limitare i danni” non sembra accontentare nessuno, a partire dalle balene, la cui sopravvivenza sul pianeta appare sempre più a rischio. Non scordiamoci, poi, che un'attività come il whale-watching è fonte di guadagni consistenti per molte piccole isole del Pacifico. In Tonga la balena fa affluire nelle casse statali più di 20 mila dollari neozelandesi all'anno, oltre un milione nel corso della sua vita.

Per questa ragione il Re Taufa'ahau Tupou IV ha vietato la caccia alle balene con un decreto reale nel 1978. Una volta tanto le balene possono rivelarsi un ottimo affare. Nel mare, non nel piatto.


Fonte http://www.terranauta.it/a2070/uominianimali/la_balena_nel_sushi_storia_di_un_contrabbando_internazionale.html

giovedì 29 aprile 2010

Difese le balene, chiesto l'arresto

La guardia costiera giapponese trasmetterà all'Interpol la richiesta di un mandato di cattura internazionale per Paul Watson, presidente e fondatore di Sea Shepherd Conservation Society, l'associazione che si batte per la difesa delle balene. L'accusa è di aver ostacolato l'attività nell'Artico delle baleniere nipponiche. E' quanto anticipa la tv pubblica nipponica, in relazione alle indagini dopo l'arresto di Peter Bethune, avvenuto a marzo.

venerdì 16 aprile 2010

Te-no-uchi


In giapponese il modo di impugnare l'arco prende il nome di te-no-uchi che letteralmente significa "interno della mano" ma queste stesse parole vengono anche usate per indicare una cosa celata, un segreto, una cosa racchiusa, appunto, all'interno della propria mano.
Sono considerati necessari almeno tre o quattro anni di pratica per un tenouchi da ritenersi accettabile perché dalla costanza del tenouchi dipende sia lo yugaeri (rotazione dell'arco) che la costanza della mira ed ogni scuola antica aveva il suo modo segreto di eseguirlo e tramandarlo.
Nella scuola Chikurin si aveva un tenouchi molto saldo per impedire l'inutile perdita di tempo dello yugaeri e questo fatto è comune alle scuole di tiro militari; in tutte le altre circostanze lo yugaeri è considerato particolarmente elegante e desiderato; la scuola Ogasawara, arrotolando la mano sull'impugnatura, tiene l'arco appoggiato su tre punti della mano (e nessuno di questi è la sella tra l'indice ed il pollice) grazie ad una forte pressione della base del pollice verso il dentro del palmo; la scuola Heki insai-ha afferra con molta energia tre lati del nigiri per aumentare con la torsione la spinta della freccia e contemporaneamente lasciare lo spazio all'arco per girare; i Maestri della ZNKR consigliano di tenere l'arco in modo morbido (come fosse un uovo fresco o una rondine) per farvi ruotare l'impugnatura nel suo interno anche in fase di preparazione (sia shomen che shamen); questa non è che una piccola panoramica su questo scoglio del Kyûdôjin (uomo del kyûdô), detto anche e preferibilmente ite (arciere).

lunedì 12 aprile 2010

Il Giappone teme la 'nave nera' dell'iPad

iPad in Giappone spaventa: editori, associazioni, librai e persino ministri. Qualcuno è arrivato a paragonare il tablet di Apple alla navi nere, come vennero chiamate con simbologia efficacissima, capace di andare al cuore oltre che alla mente di un paese che vive anche di simboli, i 4 vascelli che il commodoro Matthew Perry, portò baia di Tokyo segnando l'inizio la fine del Giappone feudale, fino ad allora autoreferenziale e totalmente altro rispetto all'occidente.
Oggi, riporta in una articolata inchiesta di Bloomberg, le librerie anche piccole sopravvivono bene non solo per gli alti volumi di vendite ma anche perché non praticano sconti di alcun genere. Infatti, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, hanno diritto senza limite alle "rese". Vale a dire, se un libro non si vende, lo restituiscono all'editore senza perderci uno yen. In questo modo, c'è pochissimo incentivo alla competizione e selezione, dato che, assieme agli alti volumi di vendite "naturali", c'è questo secondo fattore artificiale che impedisce il rischio.
Il ministro per la Comunicazione, Kazuhiro Haraguchi, e la Electronic Book Publishers Association of Japan (nella terra del Sol Levante si vendono più ebook che in qualsiasi altro paese al mondo) hanno invece suonato il campanello d'allarme. L'iPad potrebbe forzare il mercato, dal valore di 21 miliardi di dollari, a rivedere i suoi fondamentali e "aprirsi" alle logiche delle altre economie Occidentali. Proprio come accadde con la "nave nera" del Commodoro Matthew Perry, che 157 anni fa apri con la forza il Giappone al commercio.
"C'è una grande possibilità - spiega l'analista di Daiwa Securities, Jun Hasebe - che un apparecchio come l'iPad permetta agli autori di tagliare fuori la figura di intermediario che è l'editore. Le industrie giapponesi della stampa, della pubblicazione e della distribuzione sono tutte fortemente interconnesse, molto ricche e tutte e tre oggi si trovano di fronte a questo pericolo".
Sony e Panasonic sono le due principali aziende che hanno investito nella realizzazione di ebook reader, simili concettualmente a Kindle (Sony è stata in realtà una delle prime al mondo e i suoi apparecchi sono distribuiti anche in Italia). Ma alla fine hanno dovuto ritirare i loro prodotti dal paese, mentre Amazon stessa non ha ancora portato il suo Kindle in Giappone.
È l'esempio americano a spaventare di più i giapponesi: Amazon e poi Barnes & Noble (con il lettore di poco successo Nook) hanno subito fin da subito la competizione di Apple e hanno dovuto modificare la loro relazione con gli editori i cui libri distribuiscono. Attualmente, il controllo su quale sia il prezzo dei libri nei negozi virtuali, è degli editori che possono stabilire una cifra, mentre precedentemente - quando era in pratica solo Amazon a controllare il mercato con Kindle - il prezzo era "bloccato" a un tetto di 9,99
La peculiarità del mercato giapponese, sino a questo momento, è stato che non solo il legame con le librerie (a cui viene data la possibilità di restituire i libri invenduti) consente di praticare sempre un prezzo pieno nella vendita al dettaglio, ma anche nel settore elettronico i legami tra gli attori sono talmente forti che i prezzi sono sostanzialmente gli stessi. Invece, adesso in molti ritengono che con iPad le cose possano cambiare. Lo sostiene anche Mitsuyoshi Hosojima, direttore della associazione dei 31 principali produttori di eBook in Giappone, di cui fanno parte anche grandi editori. E, aggiunge Toshihiro Takagi, ricercatore di Impress R&D, "L'iPad che viene dagli Usa porta con sé un nuovo set di regole anche economiche".
La struttura del mercato librario tradizionale giapponese è dissimile dal punto di vista della "collusione" fra gli attori in campo, ma non così diversa invece per quanto riguarda la divisione dei guadagni. Su un libro che viene venduto a mille yen (circa 8 euro), l'editore riceve 630 yen, l'autore 70 yen, il distributore 80 yen e la libreria che lo ha venduto circa 220 yen. I dati sono la proiezione ufficiale per i quartieri di Tokyo effettuata dal ministero dell'Economia, commercio e industria.
Un'ultima nota è sul perché Sony e Panasonic (ma anche la stessa Amazon) non siano più presenti con i loro apparecchi con tecnologia eInk per leggere i libri. Da notare che Sony ha smesso di vendere i suoi nel 2007, mentre Panasonic ha smesso pochi mesi dopo, all'inizio del 2008. Secondo i portavoce delle due aziende giapponesi, gli abitanti dell'arcipelago nipponico preferiscono leggere i libri in formato elettronico - un mercato fiorente - su telefono cellulare, e sono restii all'idea di portare con sé un secondo apparecchio in grado di fare solo una cosa.
Nel corso del 2009 in Giappone la vendita di libri e riviste è calata del 4,1 per cento, il punto più basso in 21 anni, riducendosi complessivamente del 27 per cento rispetto al picco del 1996. Ancora peggio, la spesa pubblicitaria per le riviste è scesa del 26 per cento e quella per i giornali del 19 per cento, secondo Dentsu, il più grande media center giapponese.
"Siamo interessati ad entrare nella piattaforma dell'iPad - spiega a Bloomberg Fumiyuki Kakizawa, portavoce di Kadokawa, il più grande editore quotato in Giappone - ma non al costo di rovinare il prezzo dei nostri prodotti". In realtà, osservano gli analisti di Daiwa, iPad è il primo apparecchio capace di combinare testo, video e audio e di fare cose più complesse di quelle che riesce a fare un lettore eInk. "In questo senso, quel che rende l'iPad differente da un lettore di eBook dedicato - spiega Juan Hasabe - è che molte persone lo compreranno per le altre funzionalità e finiranno poi per leggerci anche dei libri sopra".
iPad verrà commercializzato in Giappone assieme al gruppo di altri "primi paesi", tra cui l'Italia, entro la fine di aprile.

Fonte http://www.macitynet.it/macity/articolo/Il-Giappone-teme-la-nave-nera-delliPad/aA43132

venerdì 9 aprile 2010

Il Kansai dal satellite



Cliccando sulla voce del menu"Satellite" potrete scrutare, in ogni istante,il Kansai(ma anche l'isola di Shikoku e il Kyushu) dal satellite e vedere "il tempo che fa":)

Grazie JAL

Durante il nostro ultimo viaggio in Giappone svolto a novembre del 2009 abbiamo potuto usufruire di alcune "gentilezze" da parte della JAL.Negli anni passati abbiamo accumulato tanti punti "millemiglia" JAL e dunque potevano decidere se ritornare in business oppure scegliere tra diverse opzioni.Quindi per non lasciare inutilizzati tanti punti abbiamo optato per:
1)Due notti all'HOTEL NIKKO PRINCESS KYOTO tutto compreso
2)Una cena Teppanyaki all'HOTEL NIKKO di Himeji

E ancora punti e punti attendono di trovare una sistemazione :)

Ecco la camera offertaci






Ecco alcune foto della cena Teppanyaki



giovedì 8 aprile 2010

1.6 m

Il titolo del post può sembrare strano ma, altro non è che l'altezza massima di un sottopassaggio.Guardate le foto di sotto e ditemi chi di voi ci passa senza abbassarsi o rischiare di prendere una sonora testata?




martedì 6 aprile 2010

Cina, eseguita condanna a morte di cittadino giapponese

Un cittadino giapponese, il 65enne Mitsunobu Akano, è stato giustiziato in Cina, condannato per traffico di droga. Si tratta della prima esecuzione di un cittadino giapponese in Cina dal 1972, anno in cui sono state ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

L'agenzia ufficiale cinese Xinhua ha riferito che Akano era stato arrestato nel 2006 all'aeroporto di Dalian, trovato in possesso di oltre due chilogrammi di metanfetamine. Dopo aver fornito la notizia, tuttavia, Xinhua l'ha successivamente rimossa dal suo sito.

L'agenzia di stampa nipponica Kyodo ha invece riferito che i familiari hanno potuto incontrare ieri Akano nel carcere di Dalian, prima dell'esecuzione, ma ha anche sottolineato il rischio di nuove frizioni nei rapporti tra Cina e Giappone.

Fonte http://it.peacereporter.net/articolo/21147/Cina%2C+eseguita+condanna+a+morte+di+cittadino+giapponese



giovedì 1 aprile 2010